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Emiliano Abramo, candidato presidente per il centrosinistra allargatissimo?

Nel marzo scorso aveva rifiutato una poltrona di assessore regionale alle politiche sociali, ora Emiliano Abramo è indicato come possibile successore di Rosario Crocetta a Palazzo d’Orleans. Il centrosinistra starebbe cercando la “quadratura del cerchio” attorno al suo nome, anche se i segnali al riguardo sembrano convergenti. E univoci. Tutti o quasi lo vorrebbero.

È l’“enfant prodige” dell’ “internazionale della solidarietà” ovvero la Comunità di S. Egidio, la faccia pulita da bravo ragazzo, sempre la “parola giusta” e il “ragionamento corretto” e soprattutto un curriculum da urlo. O quasi, visto la rapida carriera fatta ad appena 37 anni, fra missioni umanitarie e impegno sociale, da cattolico che opera nel mondo. In attesa di ritornare dal Padre.

A spingere sul suo nome sarebbe un “pezzo” dei “centristi di sempre”, quel blocco postdemocristiano e affini che pensa di poter governare in eterno – comunque di rimanere decisivi – dapprima in Sicilia e poi nel Belpaese.

Questo Potere ha le facce del sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione, detto anche il “genero” (del senatore Pino Firrrello da Bronte), del Ministro delle infrastrutture Graziano Delrio (inauguratore con Bianco di opere realizzate dal centrodestra), del “Ministro di tutto” (e di niente) Angelino Alfano. Ovvero il “Petrolini della politica italiana”.

Ma non solo: un altro “volto nuovo” a cui Abramo non andrebbe male è Giampiero D’Alia, con i suoi Centristi per l’Europa. E per non farsi mancare niente, a favore di Abramo sarebbero anche i “giovani” Davide Faraone e il “giovanissimo” Totò Cardinale. Insomma, una “compagnia di democristiani” e affini che fa paura, che fa riflettere. Cossiga una volta lo disse: “moriremo democristiani”.

A proposito, il podestà di Catania avrebbe dato anche lui il suo assenso: del resto, quando ci sono operazioni di facciata e di notabilato antico, lui, Enzo Bianco, non manca mai. Tant’è per mesi lo corteggiò con la speranza di potergli affidare i servizi socialia.

Su Abramo convergerebbe anche la lobby di Potere che sempre più all’orizzonte mostra di voler scalzare l’agonizzante “regno” di Bianco. L’ “area Nicola D’Agostino” sarebbe molto d’accordo. Caso vuole, il recente banchetto di nozze del leader della Comunità di S. Egidio è stato alla Baia Verde.
Ecco, comunque, per chi non lo conoscesse, il curriculum di Emiliano Abramo:
A 15 anni entra a far parte della Comunità di Sant’Egidio, una delle associazioni più autorevoli nel campo del terzo settore, impegnata nel volontariato “di frontiera”. Abramo si è così formato in questo ambiente di forte passione civile di ispirazione cattolica, si è laureato in Scienze Politiche a Catania ed attualmente e ricercatore presso l’Università Tor Vergata di Roma.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui la Colomba d’oro per la Pace 2015 ed il premio “Nella memoria di Giovanni Paolo II” del ministero della Giustizia e della Conferenza Episcopale Italiana.
E’ interlocutore privilegiato di moltissime testate internazionali, tra cui Guardian e Indipendent, oltre che nazionali che gli si rivolgono quando c’è da affrontare in maniera competente il tema dell’assistenza alle migrazioni.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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