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Battiati: Rubino contro Floresta, la disfida della “Montecarlo dell’Etna”

Nella “Montecarlo dell’Etna” –visto il livello medio di reddito- si affilano le armi per il voto dell’11 giugno prossimo: è fiinta l’ “era Galati”, ora si attende il nuovo sindaco?

A Sant’Agata Li Battiati, diecimila abitanti circa e pochi problemi, vincerà il “vecchio” o il “nuovo” , se è possibile –al netto della propaganda- fare un distinguo del genere? Dopo dieci anni di amministrazione dell’avvocato principe del foro –e Vip del comune, dove abitanto altre “Very Important Person” come gli imprenditori Costanzo- si attende il “momento della verità” di inizio estate. Ai “nastri di partenza” sono due i contendenti: due imprenditori, seppur con ruoli diversi, che aggregano forze moderate, insomma la “contesa” è fra Otello Floresta e Marco Rubino.

Sullo sfondo i problemi di un comune che vive sempre all’insegna di toni sfumati, senza clamori: senza scandali e senza urla. Sembra una sorta di “dormitorio”, di lusso, ma sempre un luogo dove tanta “gente che può” torna dal lavoro.
Il comune vive le contraddizioni di questo periodo: non ci sono troppi soldi per fare grandi progetti, infrastrutture come l’illuminazione necessiterebbero di profondi interventi di rinnnovamento. Si attendono tempi migliori, per il resto negli ultimi anni si è fatta tanta ordinaria amministrazione.
Quando è stata presentata la candidatura a sindaco di Otello Floresta ci sono state “parole di miele”. “È maturata un’esperienza così grande, così forte, così completa che è legittimo passargli il testimone”-disse l’uscente Galati. Davanti a lui tanti big della politica catanese. Già, perché fra Floresta e Rubino non si “gioca” solo una “partita locale”. Dietro di loro, sembrano forze politiche e aggregazioni di schieramento che potrebbero fare da “laboratorio politico” per il futuro prossimo.
Così, quando è stato presentato Floresta, c’erano l’eurodeputato Giovanni La Via, l’ex senatore Pino Firrarello ed il deputato regionale di Ncd, Nino D’Asero, ma anche i parlamentari dell’Ars Toti Lombardo (Mpa), Salvo Giuffrida (Sicilia democratica), Marco Forzese (Centristi per la Sicilia), l’assessore comunale di Catania, Salvo Di Salvo ed il capogruppo di ‘Con Bianco per Catania, Alessandro Porto.
“Abbiamo gestito questo paese come fosse una famiglia, in modo molto morigerato ed equilibrato – affermò allora Floresta – affrontando problematiche che venivano dal passato, debiti fuori bilancio che hanno avuto un peso notevole nelle nostre casse. Abbiamo saputo far fronte a queste situazioni nonostante le risorse regionali siano sempre più esigue e gli aiuti dallo Stato sempre più ridotti. Ora siamo pronti per il rilancio di Battiati: è il momento del fare”.

 

Ipse dixit. E Rubino? Lui, dopo la sconfitta di cinque anni fa, ci riprova: guida una lista civica su cui convergono in modo trasversale anime del centrosinistra e del centrodestra. Scorrono le foto di Rubino e chi spunta davanti a lui: l’europarlamentare di Forza Italia Salvo Pogliese come il deputato Pd Concetta Raia, sino –al centro- a Valeria Sudano, anche lei Pd, o meglio “sammartiniana”. Un “mix politico” alla siciliana? Oppure un “laboratorio” (qualche maligno parla di “inciucio”) del prossimo futuro? Rubino dice di parlare a nome dei suoi concittadini: insomma, niente “partiti-contenitori”, ma la gente. Segno dei tempi.
Le “parole chiave”? Sviluppo economico e servizi alla cittadinanza. Floresta, ad esempio, sottolinea lo “sportello per l’Europa”, per cogliere le opportunità Ue, tramite competenze specifiche.
Altra novità: a Sant’Agata li Battiati si vota con il sistema maggioritario che non prevede il ballottaggio. Si tratta di un meccanismo che penalizza la presenza di un terzo incomodo. A posteri l’ardua sentenza.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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