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Perché il candidato Presidente del Movimento 5 Stelle perderà in Sicilia

Lo sfracello del governo siciliano targato Crocetta, la crisi politica del Pd, l’assenza di una proposta politica forte di Fi, hanno innescato una rabbia collettiva nell’elettorato moderato, già di per sé molto fluido, su cui il movimento di Grillo trova terreno fertile nei sondaggi demoscopici. (…)
Infatti, non è che tutti gli elettori grillini siano dei militanti, ma semmai per la vulgata comune molti siciliani possono diventare grillini al momento del voto per esercitare almeno in questa circostanza il loro potere “contro qualcuno e qualcosa”.

L’ultimo sondaggio condotto da Demopolis di Pietro Vento risale ad Aprile 2017 e riguarda le elezioni Politiche (e sottolineo non le elezioni Regionali) che attribuiscono al Movimento di Grillo il 37 per cento dei consensi in Sicilia. Questa mia analisi politica non tiene conto nelle premesse dell’impatto degli scandali giudiziari che stanno travolgendo i grillini a Palermo, prima con la vicenda delle firme false e poi con il sistema dei rimborsi dell’avvocato di Addiopizzo, candidato Sindaco pentastellato di Palermo. L’argomento in questi casi attiene al processo giudiziario.

Parto dal presupposto che l’equazione elezioni Politiche/elezioni Regionali sia impraticabile per il diverso sistema elettorale di espressione del voto. Nelle elezioni Regionali siciliane si vota con un sistema elettorale a turno unico di stampo maggioritario, ma con l’espressione delle preferenze per i candidati alla carica di deputato e con l’effetto trascinamento per il candidato alla Presidenza. Vince subito il candidato Presidente che prende il maggior numero di voti. Nelle elezioni Politiche si è votato con un sistema proporzionale con liste bloccate senza l’espressione di preferenza. Il sondaggio somministrato viene sviluppato su un sistema ed un immaginario di voto per lista bloccata e non anche per preferenza del candidato alla carica di deputato, il che condiziona già nella raccolta del dato l’intenzione di voto. Le domande scriminanti per la falsificabilità del risultato dovrebbero riguardare l’espressione della preferenza alla carica di deputato, ovvero se l’elettore non militante, ma di protesta sia disponibile oltre alla lista a scegliere anche il deputato e su quali presupposti lo scelga. Infatti in tali casi, i presupposti di scelta di preferenza per il candidato deputato non corrispondono sempre alle intenzioni di voto politico per la lista. Sintetizzando al massimo il ragionamento, ciò che fa la differenza nel comportamento elettorale è la ricerca del consenso da parte dei singoli candidati alla carica di deputato. Se ragioniamo per esempi, nel collegio elettorale di Catania i posti individuati per lista alla carica di deputato regionale sono 13. Il candidato alla Presidenza della Regione di Grillo, nel collegio di Catania potrà contare sul supporto anche di preferenza solo dei 13 candidati dell’unica lista a sostegno, a differenza di altri candidati alla Presidenza della Regione che sostenuti da coalizioni si appoggeranno su almeno il quadruplo di candidati delle diverse liste in coalizione. La stessa dinamica elettorale è configurabile negli altri collegi elettorali siciliani. Questa chiave interpretativa dei flussi elettorali basata pure sul fatto che il voto di preferenza al candidato o alla lista viene attribuito automaticamente al candidato Presidente di riferimento abbinato sulla scheda (cosiddetto effetto trascinamento), salvo voto disgiunto, mi fa concludere sul fattore differenziale delle coalizioni di liste a sostegno dei candidati Presidenti. I grillini si confermeranno primo partito in Sicilia per la natura politica identitaria di lista, ma l’organizzazione composita e fluida dell’offerta politica per l’Assemblea regionale siciliana potrebbe determinare l’elezione di un Presidente della Regione di altro colore politico. Inoltre, subentreranno altre variabili, come la percentuale degli astensionisti, altro target da considerare nei flussi elettorali e l’offerta politica identificabile nei profili dei Presidenti. Per questo, la loro capacità politica di aggregazione potrebbe stimolare non solo la partecipazione al voto, segnando la differenza con gli altri candidati alla carica, ma pure la forza elettorale delle coalizione di liste.
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