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Catania diventa Parigi grazie a Manon Lescaut

Si è conclusa con un tripudio di applausi l’ultima replica in programma di Manon Lescaut per il cartellone 2017 del Teatro Massimo Bellini di Catania.

17361083_721170288044033_1906400753_nManon Lescaut è la storia di una ragazza destinata al convento posta davanti ad una scelta: l’amore in stile due cuori ed una capanna o l’agio della bella vita in una Parigi del settecento al prezzo di un talamo gelido?

Quasi si rischia la monotonia ad elogiare la bravura della sempre eccellente orchestra diretta dall’altrettanto scrupoloso maestro Josè Miguel Perez-Sierra, capace di suonare con forza ed eleganza ogni singola nota dell’opera Pucciniana, perfetta in ogni suo dettaglio del pentagramma sempre sostenendo i cantanti senza passare mai da antagonista rispetto alle voci. Un Puccini così diretto ed eseguito è stato capace di regalare non pochi momenti di emozione pura al pubblico trasportato nell’estasi di una partitura pressoché perfetta.

Hanno conservato stesso smalto e vigore di una prima gli interpreti, a cominciare da Marcello Giordani e Alisa Zinovjeva, rispettivamente Renato Des Gieux e Manon Lescaut; sia per forza scenica che per un canto perfettamente modulato, hanno meritato ogni singolo applauso scaturito da un pubblico entusiasta e coinvolto.

OPERA-1Una nota di particolare merito va a Giovanni Guagliardo e Emanuele Cordaro, Lescaut e Geronte de Ravoir, in forma e sempre attenti, senza alcuna sbavatura vocale.

Perfettamente in grado di reggere una rappresentazione di chiaro successo anche i cantanti Stefano Osbat, Sonia Fortunato, Alessandro Abis e Gianluca Failla, ovvero gli altri personaggi che popolano l’opera.

Davvero sei minuti e oltre di applausi ben meritati da parte di un teatro pieno dalla platea alla galleria che sicuramente ha apprezzato, tra le altre cose, regia e scenografia di Paolo Gavazzeni e Piero Marangi da un allestimento di Pier Francesco Maestrini ispirati ai tempi storici in cui si svolge l’azione.

17391981_721170374710691_253691455_nIl Teatro Massimo Bellini di Catania si è dimostrato ancora una volta capace di poter ospitare grandi voci, grandi allestimenti e soprattutto, vocazione di ogni teatro, offrire ad un pubblico spesso sempre più annoiato e disilluso grandi ed emozionanti spettacoli.

Forse che il modo migliore per avvicinare nuovo pubblico alla lirica è smettere di allestire spettacoli per melomani?

Forse che un ritorno al tradizionale allestimento scenico delle opere liriche può essere un passo concreto per il futuro del teatro dell’opera? Se il Teatro dell’opera di Catania continua così è sicuramente avviato verso la buona strada perché la cultura muore solo quando non la si vuole vedere.

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