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La rivolta di Paternò alla vigilia delle elezioni (Foto, Video) – Reportage

Vista dalla collina della Torre Normanna, la sera, Paternò sembra un presepe che si arrampica, a nord, sul costone orientale dell’Etna e si allunga, a sud, nella Valle del Simeto.

Nel presepe punteggiato di luci, l’11 giugno nascerà il bambinello. Potrebbe essere un pargolo di novant’anni, tale Nino Lombardo, ex parlamentare democristiano, il più anziano (e vivace) dei cinque candidati sindaco di Paternò. Ma Nino Lombardo perderà. Forse, dicono alcuni, si ritirerà prima delle elezioni. Gli altri quattro bambinelli sono l’attuale sindaco Pd Mauro Mangano. Anche lui destinato a perdere. La sua collezione quinquennale di buche stradali (che a Paternò sono più numerose dei candidati al consiglio comunale) non favorisce la sua rielezione: “Chi l’ha votato Mauro Mangano? Noi elettori. La colpa è nostra”, si sfoga un cittadino in piazza Indipendenza. Quello che invece è dato per vincente è Nino Naso, sostenuto da un blocco che mette assieme il vecchio ceto politico, un po’ di sottoproletariato rurale e qualche personaggio pirotecnico in lista con lui. Tipi come Andrea di Bella, direttore (autosospeso) del periodico Freedom24. Un Sallusti in salsa paternese. Gli ultimi due bambinelli sono l’istrionico Antony Di Stefano, giornalista con ambizioni politiche, vicino al renzianissimo Luca Sammartino. Con lui in lista un’altra giornalista e fashion blogger, Francesca Putrino, autrice del blog “Bigodini a colazione”. E infine il candidato sindaco Cinquestelle, Salvo La Delfa. Aria da bravo ragazzo ma affetto da una patologia diffusa, la sindrome da assedio: “Qui a Paternò”, dice nel corso di un’assemblea a Palazzo Alessi “solo noi facciamo la differenza, gli unici per il cambiamento. Il resto fa parte di quella vecchia politica che ha portato il paese in queste condizioni. Per questo facciamo paura”.

 

I cinque bambinelli: Mauro Mangano, Antony Di Stefano, Nino Lombardo, Nino Naso, Salvo La Delfa
I cinque bambinelli: Mauro Mangano, Antony Di Stefano, Nino Lombardo, Nino Naso, Salvo La Delfa

Chi tra questi avrà la sfortuna di vincere le elezioni governerà su un paese in macerie, spoglio, scippato in questi anni di ogni presidio delle istituzioni: il tribunale, il punto nascite, la Serit. E adesso l’Inps. Sarà trasferita a Bronte, venti chilometri di distanza, da raggiungere su una strada che Giovanni Pistorio, segretario degli edili catanesi della Cgil, ha definito “pericolosissima”. Ma perché trasferire l’Inps di Paternò a Bronte?

Paternò, una città colabrodo, buche dappertutto
Paternò, una città colabrodo, buche dappertutto

Voglio capire meglio. Un sabato pomeriggio caldo e accecante, vigilia di Pasqua, decido di andare a Paternò. E di farmi accompagnare per le vie del paese dai tre giovani che hanno organizzato la lotta contro il trasferimento dell’Inps, Valentina Borzì, Giovanni Arcidiacono e Mery Prezzavento, tutti noti per le loro battaglie contro la precarietà nei call center.

Valentina Borzì, Giovanni Arcidiacono e Mery Prezzavento spiegano i motivi della protesta
Valentina Borzì, Giovanni Arcidiacono e Mery Prezzavento spiegano i motivi della protesta

Alle due del pomeriggio ci fermiamo al chiosco-bar di Corso Italia. Valentina scende dalla macchina e irrompe nel locale armata di cartelli. Chiama a raccolta gli avventori del locale, intenti a guardare una partita, spiega loro i motivi della protesta. Poi li allinea fuori dal locale e scatta una foto. Sono gli ennesimi testimonial di una campagna mediatica che dura da giori e che ha il suo epicentro nel gruppo Facebook del comitato.

Al chiosco-bar di corso Italia
Al chiosco-bar di corso Italia

Di nuovo in macchina. Direzione Piazza Indipendenza. Facciamo slalom tra le buche della strada. Dai balconi (e persino dagli altarini) fanno capolino i manifesti elettorali. Ed è in questo paese, che si prepara al voto con un esercito di 400 candidati e ben diciotto liste civiche, che piomba l’affaire Inps: “È una scelta incomprensibile”, spiega Valentina. “L’Inps di Paternò serve un’utenza di 130.000 persone e ha erogato oltre 10.000 prestazioni l’anno scorso. Perché spostarla a Bronte? Ci hanno tolto il punto nascite, la Serit e il Tribunale. E adesso l’Inps. Di questo passo non rimarrà più nulla. Adesso basta.” E tutto il paese sembra d’accordo con Valentina. Tantissimi i cittadini accorsi alla prima assemblea pubblica del comitato, più i cinque candidati sindaco, più i sindacati. Tutti a dire no alla chiusura dell’Inps. Una rivolta. Ma tantissimi anche i paternesi che hanno partecipato alla manifestazione indetta dal comitato oggi davanti alla sede Inps. Tra loro anche la deputata Luisa Albanella di cui riesco ad “intercettare” una conversazione telefonica con il presidente regionale dell’Inps, Saltalamacchia, che sembra aprire alla possibilità di un confronto con i territori e le parti sociali: “Occorre intervenire”, dice Albanella, “qui a Paternò sta succedendo la valle” (guarda video).

alba

Manifestazione davanti sede Inps
Manifestazione davanti sede Inps

Un coro di no anche qui, anche oggi. Per un attimo pensi che se sei nella capitale del No al referendum del quattro dicembre (Paternò è il paese col più alto numero di no in Italia), un motivo ci sarà. I giovani fuggono, spesso a Londra, alla ricerca di un lavoro. Altri, pochi, ritornano. Come Emiliano, barman al Kyano Spyna, uno dei due pub storici del paese assieme al Miracle, che cita Hemingway mentre ti prepara il miglior Daiquiri della provincia. Come lui, anche Gaia, collega di Emiliano, è tornata da qualche posto nel mondo: “Ho lavorato a Milano fino all’anno scorso. Nei migliori locali. Adesso ho deciso di tornare qua nella mia terra”.

Manifesti elettorali anche negli altarini
Manifesti elettorali anche negli altarini

Poi ci sono i giovani che sono rimasti. Come Lorena Messina che gestisce l’impresa dolciaria di famiglia, una punta di eccellenza nel settore. Anche lei si è fatta testimonial della battaglia per non chiudere l’Inps di Paternò: “Sarebbe un grave danno per il nostro territorio” dice. “Per noi imprese e noi cittadini” (guarda video)

Lorena Messina, imprenditrice
Lorena Messina, imprenditrice

In piazza Indipendenza, i giovani del comitato intercettano un capannello di anziani (più un giovane) su una panchina a bordo della Piazza. Valentina rompe il ghiaccio: “Sapete che stanno chiudendo l’Inps di Paternò?” I pensionati si animano improvvisamente, e anche il giovane, un disoccupato di quarant’anni, un po’ bracciante e un po’ edile: “Tanto i politici fanno quello che vogliono” dice. “Ho tre figli e se non fosse per la pensione di mio padre… “Sì ma bisogna lottare”, replica un anziano. Guarda video

Tanta rassegnazione, sfiducia e rabbia pronta ad esplodere come il fango delle Salinelle, microvulcani in contrada Schettino, poco fuori Paternò, che Giovanni Arcidiacono tiene a farmi visitare: “Vedi qua? Quando l’Etna è in attività, escono colate di fango”.

Vista da quaggiù, Paternò sembra senza speranza. Per questo, forse, Giovanni preferisce la vista dalla Torre Normanna, la sera, quando Paternò è bella come un presepe.

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