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I voucher, la piazza rossa e il governo dei poteri forti – Cronaca di una rimozione mediatica

Per motivi personali non ho potuto partecipare alla manifestazione promossa dalla Cgil contro il doppio abuso del governo Gentiloni che, prima, ha finto di cancellare i voucher (ma solo per paura del referendum che si sarebbe dovuto tenere a maggio) e poi, con la manovra correttiva, li ha reintrodotti in una forma persino peggiore, che favorisce il nero e rende meno efficaci i controlli, come potete vedere nel focus prodotto dall’ufficio parlamentare di Bilancio. Illuminante la sintesi di Alessandro Robecchi su Twitter:

robecchiLa Cgil ha definito quest’operazione uno “schiaffo alla democrazia” ma forse sarebbe meglio chiamarla col suo nome, e cioè un raggiro ai danni di milioni di cittadini che hanno firmato per abolire questa odiosa forma di sfruttamento. Date un’occhiata alla testimonianza di Misha.

misha

Ho seguito la manifestazione sui social, grazie alle foto e alle testimonianze postate da tanti amici presenti a Roma.

rota

foto

 

Ma anche attraverso le dirette che nel corso della giornata si sono succedute sulle pagine Facebook della Cgil nazionale e di Rassegna.it

diretta

 

immk

Anche perché i media mainstream, ad eccezione del Fatto Quotidiano e del Manifesto, hanno ignorato impudentemente il corteo della Cgil. Un’opera di rimozione in pieno stile renziano. A partire da Repubblica che, dopo avergli dedicato una finestra in home, l’ha prima rimpiazzato con le parole di Del Rio che annuncia una stretta sugli scioperi e poi confinato a fondo pagina subito dopo  il “flash mob a Bisceglie con gli orsetti di peluche”. Non va meglio sul cartaceo di oggi in edicola: non una finestra, non un richiamo, non una parola, sulla copertina di Repubblica. E così pure sul Corriere, sulla Stampa, sul Messaggero.

repubblica

Il Manifesto, invece, dedica l’apertura alla “piazza rossa” della Cgil. E Il Fatto Quotidiano una finestra in prima pagina accompagnata da una bella vignetta di Natangelo

il manifesto

fatto

Un’opera di rimozione, dicevo, che non è solo frutto di una precisa scelta editoriale (nessuno tocchi i voucher e “il governo dei poteri forti” come l’ha definito Susanna Camusso) ma anche di un limite culturale – figlio del renzismo ma non solo – che colloca il tema del lavoro ai margini dell’agenda politica e mediatica. Superare questo limite e riportare il tema del lavoro e dei diritti al centro del dibattito e dell’azione politica è forse una delle più grandi sfide del nostro tempo. Uno sforzo che può essere aiutato da iniziative come quella annunciata dal regista Citto Maselli che sulla manifestazione di ieri realizzerà un film.

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