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Ecco chi sono i veri piromani che appiccano gli incendi in Sicilia

La Sicilia brucia da giorni, da settimane, da est a ovest, da nord a sud. Ad un ritmo e con modalità senza precedenti e anche un po’ sospette. E sono tanti i piromani che appiccano gli incendi. Intanto c’è la regione siciliana, Crocetta, la sua giunta la maggioranza che lo sostiene. Dovevano approvare la finanziaria regionale a fine 2016 e invece, con colpevole ritardo, l’hanno approvata solo ad aprile 2017. Nulla di grave, si potrebbe pensare, cosa vuoi che sia. E invece no. E’ stato come appiccare un fuoco perché in questo modo l’assegnazione delle risorse per l’attività antincendio è stata rinviata a fine maggio e resa operativa il 26 giugno. Cioè pochi giorni fa.

Il secondo piromane è lo stato centrale. Con l’accorpamento del Corpo forestale ai carabinieri sono venuti meno, tra l’altro, tre dei sei Canadair a disposizione della Sicilia. Nel 2016, in Sicilia avevamo sei Canadair, tre arrivavano dal Corpo forestale e tre dai bandi predisposti a livello regionale. Oggi, nel 2017, soltanto tre Canadair per fronteggiare un’emergenza senza precedenti.

Il mio amico Alfio Mannino, segretario regionale della Flai, mi spiega che nelle ultime quattro settimane, sono stati 1960 gli incendi in Sicilia. La quasi totalità di questi si sono sviluppati in zone di demanio non forestale, in terreni di pertinenza dei comuni, delle province, dei ministeri, della chiesa o dei privati. Questo toglie ogni argomento a chi, per trovare un facile capro espiatorio e assolvere le responsabilità politiche, punta il dito sull’anello più debole della catena: i lavoratori forestali. Che devono operare in condizioni estreme e con pochi mezzi terrestri disponibili.

La criminalizzazione dei lavoratori forestali ha un obiettivo: nascondere le vere responsabilità. Intanto va smontato un luogo comune. I forestali adibiti alle attività antincendio sono poco più di cinquemila e non 23.000 come qualcuno va raccontando. Sono tanti? Sono pochi? Non lo so. Ma non sono 23.000. Quello che so è che devono occuparsi di un patrimonio ambientale, boschivo e paesaggistico unico nel mondo. L’Etna, patrimonio dell’umanità, i parchi, le riserve, le isole e tutto ciò che fa della nostra terra un’attrazione turistica mondiale. I lavoratori forestali dovrebbero essere considerati patrimonio vivente dell’umanità.

E qui torniamo agli incendi. Mi racconta ancora Alfio Mannino (vedi intervista in basso) che quest’anno si sta verificando un fenomeno curioso, che pare stia diventato anche oggetto di indagine degli enti preposti: “i roghi” dice “si verificano soprattutto in zone di grande pregio turistico. Lo dimostrano anche la mappe satellitare. Normalmente, ad essere colpite sono soprattutto le aree interne della Sicilia. Questa volta no. Il fuoco si è spinto su località come San Vito Lo Capo, Chiaramonte Gulfi, Castellamare, Pantalica, Monreale, Sciacca, il calatino, la riviera del messinese, il parco dell’Alcantara, Santa Teresa di Riva fin quasi a Taormina e Forza D’Agrò. Per non parlare del siracusano, dove è andata in fiamme l’autostrada Catania-Siracusa. Una coincidenza?” Vedremo l’esito delle indagini.

La mappa satellitare
La mappa satellitare

 

Sostiene giustamente Alfio Mannino che “l’autocombustione non esiste”. Che, dunque, c’è sempre qualcuno che appicca un incendio, qualche volta per colpevole  leggerezza (la classica cicca di sigaretta gettata in campagna), altre volte per dolo, soprattutto in alcune aree di pascolo o in aree esposte alla speculazione edilizia.

Qui una breve intervista a Mannino.

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