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Barbara Bellomo, La ladra di ricordi

Mai come oggi, l’italiano medio sembra esser così distante anni luce dalla grandezza di Roma. La stessa capitale sembra non esser più degna del proprio glorioso passato. Ciò nonostante, la storia romana sembra ancora affascinare diverse generazioni, invitando all’approfondimento ed alla ricerca. Tutto ciò non solo attraverso la rappresentazione televisivo-cinematografica, spesso non fedelissima alle reali dinamiche storiche ma grazie anche ad opere letterarie di grande pregio artistico.
Anche come sfondo al romanzo, Roma conserva tutto il proprio fascino. Da Danila Comastri Montanari a Rosemary Sutcliff passando per Simon Scarrow, Valerio Massimo Manfredi e Howard Fast, il romanzo storico alla corte dei Cesari non ha mai annoiato gli amanti della buona lettura.
A Catania, città dall’enorme quanto sottovalutato patrimonio archeologico romano, una giovane scrittrice, alla terza fatica letteraria (già autrice de “Il quinto relitto nel 2011 e “Il segreto del peso dell’oro” nel 2013) conferma le buone impressioni della critica e del pubblico nazionale con “La ladra di ricordi”, edito da Salani.
Lei è Barbara Bellomo, madre tedesca e padre italiano, laureata in Lettere, docente, un dottorato in Storia antica, diverse pubblicazioni ed una profonda passione per la storia romana.
Non volendo svelar nulla dell’ avvincente trama del libro, ho posto domande, riflessioni e considerazioni all’autrice.

La “Ladra di ricordi” catapulta il lettore nella Roma antica ma non solo. Roma comunque sembra quasi assumere un ruolo non vincolato esclusivamente allo sfondo storico. L’attualità pare non avere una precisa dimensione temporale. Ogni riferimento all’antico sembra agire, essere vivo e determinante. L’alternanza tra capitoli ambientati nel I secolo a.C. ed altri ambientati nei giorni di oggi, vuole essere uno spassoso gioco con il lettore, attraverso proiezioni indolori tra passato e presente, con impliciti suggerimenti alla riflessione sulla sorprendente simmetria tra usi, costumi e punti di vista di ieri ed oggi.

«Nel libro ho voluto legare antico e contemporaneo per mostrare come alcune costanti dell’animo umano sono sopravvissute attraverso i secoli. Cambiano oggi i personaggi, i nomi e i volti di chi detiene il potere e di chi rimane schiacciato dagli ingranaggi del cinismo, ma non mutano le dinamiche, i sentimenti, i modi di agire. Ieri come oggi. O forse dovremmo dire ancora oggi come ieri.
Ho anche cercato di ridare vita a personaggi che duemila anni fa, come noi oggi, hanno vissuto, amato e lottato per i loro ideali. Uomini e donne di cui la nostra memoria spesso non conserva che sbiaditi ricordi. Forse per questo fra le figure dell’antichità ho scelto proprio Clodia, la sposa bambina, figlia della crudele Fulvia, moglie di Marco Antonio, data in nozze al giovane Ottaviano per rinsaldare il triumvirato tra Marco Antonio, Lepido e Ottaviano. Un personaggio, quello di Clodia che passa sui nostri libri di storia antica come una meteora, citata e già dimenticata o, ancora più spesso, neanche menzionata.»

Una spericolata archeologa siciliana, un affascinante commissario di polizia, un depresso professore di museologia ed un giovane studente universitario pieno di disagio e sofferenza. Diversi risvolti dell’animo umano. Quanto di Barbara Bellomo vive in questi personaggi?

«I miei personaggi sono profondamente diversi tra loro. Ma non accade questo anche nella vita reale? Soprattutto se di età differenti. Non abbiamo tutti delle nostre particolarità, dei difetti e dei pregi che ci rendono unici?
Isabella, Nardi e Carlo risentono nella loro origine del mio sguardo sul mondo, è innegabile. Ma dopo che ho scritto le prime pagine tutti loro hanno preso la loro strada. Mi sono sfuggiti di mano. Mi hanno sorpreso. Così quando ho terminato La ladra di ricordi mi è sembrato di dovere salutare, non senza un velo di malinconia, amici molto cari».

La copertina è chiara: Con “Il primo caso…” , Barbara Bellomo intende dar vita ad una saga? Ad un grande ed avvincente filone letterario?

«Sì, Isabella De Clio non si fermerà a La ladra di ricordi. Se poi sarà ci sarà un avvincente filone lo decideranno i miei lettori.
Anche La ladra di ricordi deve la fortuna ai lettori dei precedenti miei romanzi. Avere avuto la percezione che i libri piacevano, mi ha dato la forza di mettermi in gioco e di cercare un editore con distribuzione nazionale, come Salani. Il che non è semplicissimo. Non almeno vivendo in Sicilia e non avendo contatti con il mondo dell’editoria»

C’è contiguità con i due precedenti libri? Insomma c’è un filo conduttore? Se si, quale?

«La continuità tra tutti i miei libri è data dalla mia protagonista, che nei primi due romanzi muoveva timidamente i primi passi, e dall’intreccio tra antico e contemporaneità»

Un giallo intrecciato con la storia romana. Due amori coniugati e votati ad un medesimo racconto. Non è la prima volta, non sarà certamente l’ultima. Non vi è solo uno scopo divulgativo né tutto ciò rappresenta una semplice opera letteraria. Oltre tutto ciò, si scorge il profondo bisogno di voler far coincidere non solo due volti dell’autrice attraverso l’intreccio di due epoche e di più personaggi ma anche la voglia di unire ancora una volta due generi letterari  apparentemente inconciliabili.

«È vero. Ho unito due generi letterari diversi, il romanzo storico e il giallo. E’ stata un fusione naturale, che credo riesca perché si tratta in entrambi i casi di generi che tendono alla rappresentazione del mondo reale. Ricostruzione della storia romana, degli stili di vita, e attenzione al mondo contemporaneo, con tutti le contraddizioni dell’Italia di oggi».

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Biagio Finocchiaro

Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole... Al massimo un pizzico di azzeccato sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di una mosca che si schianta e si rischianta contro un vetro. Nulla più di un cazzo confuso.

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