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Mafia e rifiuti, sequestrate la GeoAmbiente e la Clean Up

Coinvolte altre aziende del settore gestione rifiuti

Un patrimonio enorme dal valore di 12 milioni di euro. È la somma sequestrata dalla Polizia di Stato di Catania al 43enne Giuseppe Guglielmino, ritenuto vicino al clan Cappello-Bonaccorsi. Un provvedimento che mette i sigilli a 6 imprese attive nel settore della gestione dei rifiuti e del commercio, oltre a conti correnti, 11 automobili e 7 immobili sparsi nella provincia di Catania.

È l’operazione Penelope del gennaio scorso a mostrare un altro volto del clan: quello imprenditoriale. E proprio nel contesto di queste indagini, dove si colloca la figura di Guglielmino, che si accendono i riflettori sui beni di influenza della cosca. Riconducibili al pluripregiudicato, oggi detenuto, sono state sequestrate – in vista della confisca definitiva – sei imprese: la GeoAmbiente di Belpasso con sedi secondarie anche nella provincia di Cosenza, la Consulting Business con sede a San Gregorio, la Clean Up di Motta Sant’Anastasia, la Eco Logistica con sede ad Aci Sant’Antonio, la Work Uniform di Catania, la Eco Business con sede a Siracusa e Belpasso.

Raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti. Ma anche commercio all’ingrosso di abbigliamento e accessori, consulenze amministrative alle imprese, commercio di auto nuove e usate, giardinaggio, noleggio di macchinari e automezzi. Questi i servizi erogati dalle aziende finite sotto la lente degli inquirenti.

L’indagine nasce dalla sproporzione tra i redditi dichiarati da Guglielmino e le reali capacità economiche sue e dei familiari. Audi, Chrysler, Alfa Romeo, Mercedes, sono soltanto alcune delle auto finite sotto sequestro. Secondo gli inquirenti, infatti, Guglielmino avrebbe effettivamente controllato e tratto profitti illeciti dalle imprese attraverso una fitta rete di teste di legno.

Una figura, quella di Guglielmino, delineata come “socialmente pericolosa, scaltra e particolarmente attenta agli affari”. Inoltre, è “imparentato con esponenti di spicco del clan, essendo il convivente della figlia di Orazio Pardo, noto esponente di vertice del sodalizio, e cugino dei pregiudicati Salvatore Treppiccione e Michele Guglielmino, anch’essi contigui al clan mafioso Cappello-Bonaccorsi”. Il detenuto è stato anche coinvolto in “numerosi e gravi episodi delittuosi, tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni”.

Il Questore di Catania Giuseppe Gualtieri, il capo della Squadra Mobile Antonio Salvago e il Dirigente Ferdinando Buceti non hanno dubbi nell’illustrare alla stampa i risultati raggiunti: ora spetterà alla Magistratura esprimersi sulla confisca mentre il commissariamento delle aziende permetterà di proseguire i lavori in atto “sanando e purificando le imprese”.

 

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