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Ad Istanbul, nella tana dei lupi grigi.

Schivi. Poco conosciuti ed avvolti da una nube di pesantissimi pregiudizi, spesso errati. In Turchia, i “Lupi Grigi” sono un complessa confederazione di movimenti nazionalisti. Una storia per alcuni versi “meta-terroristica” e per molti altri più patriottica e nazionalista che violenta e “nazionalistica”. Il nome può di certo ingannare, anche membri come Mehmet Ali Ağca (attentatore di Giovanni Paolo II) possono facilmente trarre in inganno ma i “Lupi Grigi” oggi hanno l’aspetto di un movimento politico e culturale consapevole della propria nobile storia, evoluto, maturo e conscio e dei propri fortissimi mezzi.

Ho intervistato M Bahadırhan Dinçaslan, un giovane e promettente scrittore e giornalista, già dirigente del movimento ad Istanbul. Ha una visione molto chiara della politica, del mondo e del proprio paese.

M. Bahadırhan Dinçasla, quanta disinformazione su Lupi Grigi, MHP, Bozkurtlar ecc ecc! Ma quale è il vero profumo del nazionalismo in Turchia?

In Turchia come in Italia, la parola “nazionalismo” è un concetto così profondo da rivelarsi quasi impossibile da spiegare. Qui la sostanza è nata nella seconda metà dell’ottocento con i “giovani turchi”, intellettuali talvolta radicali e talvolta moderati con unico grande scopo: quello di arginare il collasso economico, politico e culturale del glorioso Impero Ottomano.
La concreta rivoluzione però fu attuata dal grande Mustafa Kemal Ataturk. Una rivoluzione in senso lato che ha portato la Turchia ad essere una Nazione laica, progressista ed orgogliosa.
Dopo la sua morte, sono uomini come Hüseyin Nihâl Atsız e Alparslan Türkeş che contribuiscono alla vera e propria creazione culturale del movimento. Sono uomini come questi a gettare le basi per la creazione del MHP (il partito di riferimento dei “Lupi Grigi”).
Negli anni 70, la minaccia comunista, la nascita di molte bande armate di ispirazione marxista e le pressioni della NATO sui conflitti turchi a Cipro ed in altre regioni, hanno fatto si, non dopo cruente lotte interne al movimento e guerre “silenziose” contro le formazioni marxiste sostenute dall’URSS, che il MHP acquistasse elementi islamisti pur di trovare alleati in questa guerra civile silenziosa.
Oggi? E’ difficile ancora oggi dare una definizione completa di “nazionalismo turco” poiché esso comprende diverse correnti. Molte tendenti a sinistra, molte laiche, molte no, molte moderate, molte altre no, molte progressiste e molte conservatrici.

Così giovane eppur così impegnato! La tua storia politica? La tua visione della Turchia, del mondo e della storia? Hai qualche modello?

Sono un figlio d’arte. Mio padre e mia madre facevano parte dei “lupi grigi”. Io sono entrato a farne parte al liceo, poi sempre più attivismo. Oggi, tramite la mia attività di giornalista e scrittore, cerco di divulgare il “nazionalismo sano” attraverso riviste indipendenti e saggi su grandi intellettuali turchi molto vicini al nazionalismo come “Vaktiyle Bir Atsiz Varmış“, un saggio sul pensiero del filosofo e scrittore Hüseyin Nihal Atsiz.
Mi definisco un social-liberale in economia, un laicista convinto ed irremovibile, un sostenitore della libertà individuale ed un nazionalista “scientifico”, pratico e non teorico.
Sono uno strenue difensore del panturchismo ossia dell’unione economica, culturale e politica di tutti i popoli di lingua turca e sangue turco. Sono innamorato del “turanismo” in generale. Una teoria molto affascinante che ispirato molti movimenti nazionalisti dall’Ungheria al Giappone.
Non sono ossessionato dal passato anche se amo leggere molti libri di storia. Se proprio devo scegliere un esempio del passato, beh devo ammettere che sono molto affascinato da Bismarck e dalla sua Kulturkampf.

Chi è Erdoğan? In molti lo descrivono come un mostro. 

Erdoğan è un sicuramente un dittatore. Equiparabile a quei colonnelli, ciechi e miopi, che prendono il potere con il sangue in Africa. Sta facendo di tutto per distruggere l’eredità di Atatürk. Sostanzialmente l’odierna tendenza politica è farci diventare un paese mediorientale dal punto di vista culturale ed economico. Sta prestando fin troppa attenzione a lobby del campo edile e sta coltivanto un pericoloso elettorato islamista. Di questo passo, se non vi sarà una reazione, ci sarà un regresso generale e profondo della società turca.

La Turchia e lo scacchiere internazionale tra imperialismo americano, UE, Israele e migrazioni.

Una cosa è certa : c’è un sentimento anti-americano, anti-israeliano ed anti-UE tra i nazionalisti turchi. Non è certo un segreto.
Non tolleriamo il sostegno americano, israeliano ed europeo alle organizzazioni islamiste ed alle organizzazioni separatiste kurde. Non tolleriamo le ingerenze di queste potenze nella nostra politica interna.
Non escludo si possano migliorare i rapporti con Israele e UE. Per ora però è palpabile, soprattutto in UE, una “turcofobia” immotivata.
In Siria la responsabilità è dei paesi occidentali, dei paesi arabi ricchi ed anche turca. Erdogan ha interferito pesantemente ed ora sembra pagarne le conseguenze. Un esempio? Erdogan ha permesso l’ingresso di molti siriani in territorio turco, ha concesso loro fin troppi diritti ed ora ci ritroviamo un fenomeno incontrollato ed ingestibile. Un fenomeno che cozza sempre più con le esigenze del popolo turco.
L’ideale è proteggerli, rifocillarli, dare assistenza psicologica e sanitaria ma non dar loro un libero, incontrollato e disordinato ingresso.

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Biagio Finocchiaro

Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole... Al massimo un pizzico di azzeccato sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di una mosca che si schianta e si rischianta contro un vetro. Nulla più di un cazzo confuso.

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