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Sicilia “buttanissima”, Lombardia e Veneto si rifanno la verginità

Nella Catania di Vitaliano Brancati c’è un vezzo diffuso fra i Don Giovanni: la donna che non si consegna viene bistrattata definendola “buttana”. (…) In un colpo di teatro le parti si invertono pirandellianamente e il gioco si fa pesante.

La Sicilia è diventata di colpo “buttana”, anzi usando la definizione del siciliano Pietrangelo Buttafuoco, “buttanissima”, sicuramente perché “non la dà più” facilmente al governo romano. L’autonomia speciale in questi anni ha avuto un fascino politico che è servito per incantare i partiti romani che l’hanno poi utilizzata per accaparrarsi clientele, utili per gli equilibri partitocratici. La femmina che riceve conferme della propria bellezza dai tanti seduttori, a un certo punto con il fiorire degli anni decide di preservare il proprio fascino elargendo loro qualche diniego.

Il rifiutato rinvanga a questo punto il passato: fin quando “l’ha data” non è stata buttana; al momento in cui “non la dà” diventa buttana, anzi “buttanissima”. In questo modo si vuole comunque vincere puntando però sul senso di colpa. Industriali, banche, giornali, politici e sindacati hanno attinto al “pozzo siciliano” che sembrava senza fondo, ma che è stato raschiato di brutto nella compiacenza affaristica dei politici siciliani e nell’indifferenza della cosiddetta società civile siciliana con in testa il mondo imprenditoriale. Ora, è rimasto solo un ostacolo costituzionale al totale controllo statale: l’autonomia speciale. Ma mentre la Sicilia viene presa per “buttana”, il Veneto e la Lombardia si rifanno la verginità invocando il referendum per la propria autonomia speciale.

Negli ultimi anni, già con il governo siciliano del Movimento per l’Autonomia, un pericoloso germe per lo Stato ha preso piede: la prerogativa autonomista che ha visto l’Isola contrapposta, nel bene o nel male, agli interessi del governo nazionale. Dalla materia contabile, alla vertenza tributaria, al contenzioso, la Regione ha rivendicato lo scudo costituzionale.

La Sicilia nel frattempo è risultata davvero strategica per lo scacchiere internazionale nelle crisi medio-orientali. La vicenda del Muos americano deve fare riflettere. L’America vuole gestire la propria politica militare nel mediterraneo direttamente con il governo italiano, evitando i tempi morti della politica e della burocrazia siciliana. Il governo italiano non può rischiare di perdere il controllo politico su questa parte del Paese strategica sotto il profilo non solo geopolitico ma anche industriale per la presenza di importanti investimenti nel settore energetico (rigassificatori, termovalorizzatori e giacimenti petroliferi). Per questo i numeri elettorali dei grillini nell’isola rappresentano sicuramente un’incognita da tenere in considerazione. Oggi si cavalca l’onda del disastro politico delle classi dirigenti locali per consegnare il controllo del governo nazionale su interessi di Stato sia di politica interna che estera.

In questo contesto politico il prossimo Presidente della Regione siciliana dovrà assumere autorevolmente una visione nazionale e internazionale nelle politiche di governo regionale, facendo valere nelle materie che interessano la Regione ai sensi dell’art. 21 dello Statuto regionale il rango di Ministro in sede di Consiglio dei Ministri.

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