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Storia di una Capinera al Palazzo Platamone

capinera1Chissà se Giovanni Verga facendo la sua abituale passeggiata serale, guardando le grate alle finestre dell’attuale palazzo della cultura, un ex monastero, ha mai immaginato che la sua Storia di una Capinera un giorno avrebbe preso vita proprio all’interno di quel chiostro. Certo si tratta di una location che non manca di ironia e conoscendo ciò che si dice del maestro ne sarebbe stato orgoglioso.

Probabilmente fuori dal palco e superando agevolmente le normali difficoltà logistiche del caso, questa rielaborazione drammaturgica di Irene Tetto del celeberrimo romanzo verghiano, sarebbe stata incredibilmente suggestiva se allocata proprio tra le colonne e gli spazi del cortile stesso. Si è preferita una messa in scena più tradizionale, ugualmente efficace soprattutto grazie alla magnifica interpretazione della stessa Irene Tetto.

20106684_672352192955715_1905384031771836299_nAllestimento e regia a metà tra rievocazione e contemporaneo su uno sfondo dal taglio concettuale, il pubblico si è trovato, nonostante la serata particolarmente afosa, ad assistere ad un tipico divertissement estivo. Storia di una Capinera è uno di quei testi sicuramente non facili soprattutto da interpretare ma all’associazione Buio in Sala va riconosciuto il merito di aver messo in luce i punti salienti dei personaggi, le loro caratteristiche peculiari, non solo, quindi il dramma di Maria, costretta come una capinera in gabbia dalla necessità ma anche l’amore e la frustrazione di un padre, nell’interpretazione ricca di pathos di Giuseppe Bisicchia, le esigenze di una madre, una tagliente Nadia Trovato, calata in un tempo forse a noi anche troppo vicino, la sorellanza e l’amicizia, vera, sincera, immatura che si scontra poi con la vita di una società che impone, allora come oggi, le sue regole e, ovviamente, l’amore di due giovani, contrastato come la migliore tradizione letteraria impone, ma di fatto non si sa precisamente da chi. 20729708_683452411845693_6896085734980140786_nQuella che in Manzoni è la Provvidenza, benevola e dalle vie misteriose, in Verga diventa Necessità, forza oscura o copione imposto a cui tutti, proprio come personaggi di una commedia, devono sottostare.

Uno spettacolo come questo che ha visto in scena nove attori tra i quali anche Giovanna Sesto, Silvana D’Anca, Roberta Andronico e Pippo Tomaselli, per la regia condivisa di Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi oltre che la storia che tutte e tutti fc4d31c32253d6694aa5940ebcd28765conosciamo, se non altro per averla studiata a scuola, offre al pubblico sia la possibilità di godere di uno dei luoghi più suggestivi e versatili della nostra città, ma anche, e forse proprio perché a Catania è ambientata, uno specchio della società, non solo una operazione del tipo “come eravamo” ma qualcosa di più profondo su come siamo e del perché.

Al di là delle speculazioni letterarie sul magnifico romanzo di Giovanni Verga, la sua trasposizione teatrale ha tutte le qualità, magari con un certo lavoro di semplificazione nella messa in scena, per essere in grado di portare alla ribalta e dare una più fresca chiave di lettura a Storie di una Capinera.

Aprendo le porte dei luoghi storici della nostra città alla possibilità di passare serate come quella del 9 agosto, Catania dimostra che offrire un ventaglio variegato di possibilità anche culturali, sia possibile se non addirittura necessario.

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